Tutto Come Sembra

di Andrea Tabagista Frau

Il mondo era un posto fantastico in cui vivere. Gli abitanti erano sereni e gratificati, e il paesaggio non era da meno. Quei nazisti con la fissa dell’ambiente avevano trasformato il pianeta in una chiazza verde asettica, inquietante, quasi irritante. Gli astronauti daltonici che la guardavano dallo spazio non si perdevano nulla. Lo spettacolo cromatico sembrava uscito dalla RAI del 1950.

La Terra era abitata da ammassi di carne asessuata, empatici come terroristi e sensibili come notebook. Una delle poche qualità dell’essere umano, ossia quella di essere oggettivamente buffo, era scomparsa. Queste forme di vita perfette si rifornivano in distributori automatici di verità assolute: filosofia, religione, politica, questioni private e famigliari, tutto veniva chiarito da questi dispensatori automatici di sicurezze. Il dubbio, l’incertezza e la paura della morte erano svanite.

Pochissime persone insistevano a coltivare il dubbio, come un Eden imperfetto in un paradiso artificiale, come una pianta di mirto in un templio di chirurgia sperimentale.

Per qualche motivo difficile da spiegare, questi esseri umani adoravano la loro condizione di infelicità. I zelanti conservatori del dubbio si erano auto-esiliati in un’isola.

Nella loro isola regnava lo stato di natura; tutti i libri che avevano divorato sull’illuminismo, il socialismo, il liberalismo, la democrazia rappresentativa e diretta, non erano serviti a nulla. Ormai si sarebbero accontentati perfino della morente democrazia parlamentare. Era gente che aveva studiato nelle migliori scuole, ma l’unica legge che vigeva era quella del più forte. Hobbes si faceva quattro risate, portando a spasso il suo lupo all’inferno.

Intanto, nel mondo della felicità artificiale, ogni organizzazione, sindacale, partitica, culturale era naturalmente evaporata. Venivano ricordati con orrore le oceaniche manifestazioni e gli assembramenti umani, in cui gli ego tendevano ad annullarsi. Il ricordo che inquietava di più era semplice: il condividere un ideale o valore con una comunità. Certo, un infelice come chi scrive, avrebbe potuto far notare che, a parte gli auto-esiliati, questi esseri umani condividevano la venerazione della tecnica, nello specifico quella dei distributori di verità assolute. Ma è proprio questa vis polemica a far di me un infelice.

Anche i tabù erano svaniti, l’ultima censura risaliva a secoli fa.

In questo idillio, gli autori satirici, sciacalli che attendevano una tragedia per ricamarci su battute da repertorio, non trovavano posto. Questi profeti del dubbio, operai di una catena di montaggio alimentata dal dolore, pronti a irridere ogni tragedia che non li riguardasse, non avevano motivo d’esistere.

La pace regnava, le ingiustizie, o la percezione di esse, erano scomparse e con loro i tabù sessuali.

La peggior battuta su coprofagia o incesto non destava scandalo, anzi, non destava alcunché. Salò di Pasolini era trasmesso alla stregua dei Teletubbies. Sepolcri imbiancati raccontavano, in circoli esclusivi, al tè delle cinque, storielle licenziose sul Papa che si masturba sugli addominali di Gesù, suore in topless ai raduni delle Femen, sulla Madonna e il bondage, su Maometto che si fa i selfie come Totti, mentre sodomizza un maiale e altre blasfeme amenità. Non esistevano religiosi permalosi, non esistevano proprio religiosi con relativa sensibilità. Non esistevano conservatori o progressisti. L’equilibrio aureo che aveva tenuto il mondo occidentale al riparo del caos era andato in cenere con l’ultima Papessa.

Nauseati dalla noiosa armonia, autori satirici e monologhisti libertari, compirono una serie di attentati per terrorizzare la città e scuotere quel torpore che pareva avesse divorato ogni mente. Migliaia di presunti innocenti perirono e i loro cari piansero con discrezione londinese. L’amministrazione mondiale non abbozzò alcuna reazione anche se, ovviamente, gli unici sospettati erano gli auto-esiliati.

I terroristi, per deformazione professionale, non rinunciavano alla loro indole satirica. Avevano fatto detonare bombe a forma di condom nelle chiese, bambole gonfiabili con il burka, imbottite di tritolo facevano saltare in aria le moschee, nei musei in ricordo della Shoah, ormai deserti e abbandonati, si lasciavano biglietti in cui si consigliava agli ebrei di lasciare l’edificio, l’ultima statua raffigurante il Califfo Al- Baghdadi veniva lapidata con pillole contraccettive esplosive in quanto adultero del genere umano.

Nonostante divampasse l’inferno, la nuova umanità non fece una piega. Nessuno sembrava terrorizzato, se ne stavano tranquilli con il loro aplomb sicuro e inattaccabile. Così i terroristi satirici e gli ultimi pensatori liberi, sfiancati e demotivati rinunciarono alla guerriglia in difesa del libero arbitrio, del conflitto e della sofferenza. Erano stati sconfitti. Ora però volevano capire, così rinunciarono alla loro inutile libertà in cambio della sicurezza e della verità.

Gli ex resistenti si servirono dei distributori automatici che avevano tanto irriso nei loro pamphlet, e finalmente capirono: la vecchia umanità era estinta da secoli, ora l’uomo nuovo era sereno perché cosciente di essere irreale. Tutto era frutto di un racconto di uno di loro che perpetuava l’inganno da chissà quanto tempo. Gli autori satirici lo trovarono e gli chiesero di smettere.

BastaBastaSteTrasp

Versione riveduta e corretta dall'originale del 2008.
Immagini di Stefano Antonucci.

Dio è Uno e Trenino

Nel perdurare del clima di attenzione nei confronti della satira del Charlie Hebdo all’indomani della strage del 7 Gennaio, in Italia si è giunti finalmente, anche con argomentazioni di questo tipo, al tasto che ci tocca di più: la presa in giro del cristianesimo. In particolare viene presa a modello la vignetta che trovate sopra.

Vabbè, voi direte, l’Italia è pur sempre quel paese che con l’Art. 403 del Codice Penale punisce con multe da 1000 a 6000 € l’Offesa ad una Confessione Religiosa Mediante Vilipendio di Persone. Ma per fortuna siamo abbastanza disonesti da non applicarlo. In Francia fanno prima: quella legge non esiste. Non vi stupisca poi scoprire che in nessuno dei due ordinamenti esista il reato di Offesa di una Scoperta Scientifica Mediante Vilipendio di Persone.

Suis-Je Charlie?

Non è che noi non vogliamo essere Charlie Hebdo, è che ce lo impediamo, approfittando dei nostri limiti e della nostra pigrizia per pregiudicare in base ad essi le libertà altrui: il caso della vignetta.

Va più o meno bene quando a essere presi per il culo sono i fondamentalisti islamici con il loro dio indisegnabile, ma quando tocca a noi, le cose diventano più delicate e affianco alla libera scelta di dire “quella vignetta non mi piace”, sgomita con certa arroganza chi dice “quella vignetta è brutta, non andava fatta, non è satira.” Ora basterebbe saper usare un minimo questa cosa che adesso voi state usando tanto bene, cioè internet, per scoprire in pochi secondi cosa c’è dietro quella vignetta. Ok, è in francese, per questo ho scritto questo post.

L’Autopsia di Una Rana

“Spiegare una battuta è come sezionare una rana: a nessuno piace e la rana muore”. Ma visto che la rana è già morta, non l’autore, possiamo procedere all’autopsia.

Cominciamo subito col dire, molto scientificamente, che quella vignetta è un capolavoro di irrisione praticamente inarrivabile.

Il numero a cui fa da copertina è del 7 novembre 2012. Il riferimento è al Cardinal Vingt-Trois che, in occasione dell’estensione in Francia del matrimonio civile alle coppie omosessuali e alla possibilità che questi potessero adottare dei bambini, fomentando il coro di fondamentalisti cristiani che a livello di perversione paragonavano le unioni omosessuali agli incesti, si era violentemente scagliato contro la norma sostenendo che in questo modo si sarebbero scatenate delle divisioni sociali e violenze.

Un discorso che non era tanto isolato come si potrebbe pensare, se poche settimane dopo l’opinione del primo vescovo dei cristiani era questa. Un discorso, tra l’altro, che suona molto come malaugurio e vagamente come minaccia.

Ora, a queste parole tanto dure, la vignetta è stata la risposta di Charlie Hebdo: “Mgr Vingt-Trois a trois papas” ovvero, con un gioco di parole sul cognome e uno svelamento retorico sulla dottrina cristiana, sottolineato da un disegno che decontestualizzato prende in giro la faciloneria dell’immaginario sugli omosessuali, fa notare come in realtà “Monsignor Vingt-Trois ha tre padri”: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, i quali si inculano molto beatamente a vicenda.

Questo comporta che sì, fa ridere chi è d’accordo, sì, offende chi è superficiale, sì, sconvolge il pensiero comune, quindi sì, non solo è satira, ma lo è anche di grande efficacia. Alla faccia di Vingt-Trois e delle sue paranoiche apocalissi omosessuali.

Una satira tra l’altro in cui uno spirito veramente libero dovrebbe essere in grado di riconoscere sostanzialmente un atto d’amore.

Pace e bene a tutti.

PS: Il titolo del post è un’idea venuta guardando la vignetta, ma il suo primo utilizzo, riscontrabile facilmente, pur se in contesto diverso, lo si deve a Duccio Battistrada.

Je Suis Charles De Gaulle.

Leggo numerose analisi di persone che stimo sulla strage dello Charlie Hebdo, vertenti principalmente attorno ad un’idea: “Dai su, possiamo dirlo che le vignette erano brutte e offensive, io per esempio con le mie battute sto sempre molto attento a quel che dico e guardatemi, sono ancora vivo!”

Beh, non si può dire altrettanto del tuo spirito.

Fra le tante, non ho letto una sola volta queste semplici considerazioni:

1) Se è vero che le vignette hanno provocato i fanatici, vi siete chiesti cosa abbia provocato le vignette? Altrimenti si ragiona come se chi prende in mano un kalashnikov e uccide 12 persone abbia avuto una reazione razionale di causa-effetto, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo lo faccia perché è un idiota folle incosciente di cattivo gusto.

2) Se è vero che le vignette rappresentavano una forzatura della libertà di espressione, siamo sicuri che nessun’altra forzatura della libertà di espressione abbia il suo peso in questo caso? E non mi riferisco solo ai discorsi deliranti di alcuni integralisti religiosi, ma anche alla libertà di pensiero espressa dall’arte e dalla storia francese in genere. Perché altrimenti sembra che chi stermina gli infedeli agisca perché, poverino, viene da quell’ambiente retrogrado e integralista lì, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo e viene da un ambiente libertario e anarchico sia un coglione provocatore.

3) Se è vero che l’obbiettivo delle vignette era semplicemente l’offesa, perché non ci si chiede se l’offesa potesse essere punita tramite la legge, come avviene per le querele per diffamazione in tutto il mondo, ops, sapete perché? Perché la legge in Francia, proprio la legge, difende il diritto e la libertà di dileggiare ironicamente in ogni modo artistico. È una cosa di cui noi effettivamente non abbiamo idea, là la chiamano satira ed è a disposizione di tutti. Perché altrimenti sembra che chi uccide delle persone che non sono mai andate a cercarlo alla fine non poteva fare altrimenti, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo, beh, avrebbe potuto evitarlo.

Sapete, è utile fare questo esercizio mentale. Vi permette, caso mai, anche di ricordare come negli ultimi 100 anni nessun paese islamico abbia dichiarato per primo guerra ad uno paese occidentale, nessun paese islamico è mai venuto ad espropriare materie prime in un paese occidentale, nessun paese islamico ha sterminato occidentali civili perché non si piegavano alla dittatura dell’imperialismo per poi emarginare i migranti che tentavano di trovare un posto migliore in cui vivere. Tutte cose che la Francia ha fatto nei confronti dell’Algeria. Toh, proprio la nazione d’origine degli attentatori. Ma dai, che strano. E voi ancora a parlare di religione, confronto culturale, libertà di espressione: fuffa.

Dimenticate la Storia coloniale e libertaria, e penserete come un integralista o un imperialista. E soprattutto non farete ridere, semmai sarete ridicoli. A quel punto, altro che Charlie Hebdo, sarete molto più vicini ad essere i fratelli Kouachi, o il generale De Gaulle. Tanto, cazzata per cazzata…

Sopra, rappresentazione fotografica di una divinità.