Vorrei che vi rapissero tutti.

Non lasciatevi ingannare, l’argomento del giorno non è la reazione del web alla liberazione delle due attiviste, ma la reazione di persone inutili, sconosciute e frustrate davanti a qualcosa che non possono essere che ottiene tutto ciò che non possono avere.

Delle dietrologie che stanno girando in questo periodo, le più interessanti sono senza dubbio quelle che vedono le due attiviste ingrassate rispetto alle foto precedenti la loro partenza, il ché significherebbe aver avuto un trattamento di vitto e alloggio tale da aver messo su delle riserve lipidiche per l’inverno emotivo a cui sarebbero andate incontro una volta tornate in patria, e quella che le vorrebbe autrici di rapporti sessuali consenzienti coi rapitori. Cose che ovviamente potrebbero anche essere vere, come potrebbe anche essere vero che in questi cinque mesi abbiano fatto il giro del mondo sullo yacht di Mariah Carey dedicandosi a riti orgiastici e di sacrificio del proprio mestruo alla dea lunare riflessa nelle audaci scintille della superficie notturna del mare, ma visto che non ci sono motivi per pensarlo l’unica utilità di questa voce messa in giro è stimolare nella mente di persone con l’immaginazione ferma al semaforo verde un tamponamento che li attacchi al claxon della propria inadeguatezza.

Insomma, cosa avrebbero fatto queste due durante il periodo di prigionia? Mangiato e scopato! Ecco che cosa manca ai commentatori dei giornali conservatori online, ecco qual è il solco tracciato del loro nero animo vinilico nel quale fa più rumore mettere e far scivolare il dito. Perché ormai se un italiano pensa al cibo pensa a Cracco che impiatta un brasato di pantera in salsa di pepe himalayano con contorno di peyote e caucciù, poi però guarda la sua dispensa e trova il pane in cassetta dell’Esselunga che nei tre mesi di isolamento a cui è stato sottoposto ha messo su la barba da hipster e si è convinto di essere il Bin Laden che terrorizza la cucina invocando la fame santa in orari chimici. Se l’italiano pensa al sesso invece pensa ad una gangbang hairy interracial di quattro ore con i kalashnikov poggiati agli angoli della stanza e i sensuali nijab di raso nero appallottolati per terra, poi guarda il suo letto e l’unica immagine che gli viene trasmessa come una gif dal cervello riguarda un rapporto della durata di un video di Vine e inquadra l’espressione delusa di una donna imbarazzata che tenta di pulirsi l’ombelico dal suo sperma acerbo.

Cibo e sesso. Mancherebbero in realtà gli squartamenti a cui siamo abituati dalle ventriquattromilasettecentoquindici serie che parlano di casi di omicidio trasmesse nelle prime serate, ma, caso strano, è proprio quello che certe menti ottenebrate invocano proprio per le due attiviste, come a dire: “Se la davate a me questa sceneggiatura la facevo meglio: rapimento, cibo delizioso, sesso sfrenato e sgozzamento. Chiamatemi Tarantino e ditegli che sono un genio!”

Senza dimenticare che le due attiviste hanno la sfortuna di essere donne giovani. E non c’è niente che attiri maggior quantità di colpevolizzazioni dell’essere rappresentanti di quella porzione di umanità capace con la propria mera esistenza di rendere questa vita degna di essere vissuta, a patto, certo, che si sia disposte a rendersi schiave sessuali e a cucinare con umiltà. Il burqa del paternalismo maschilista di cui sono ancora ricoperti dalla testa ai piedi scalpita per non passare di moda e trova le sue nuove trame in status, commenti, grafiche, tweet e post pullulanti fazzoletti appallottolati e rinsecchiti come rose del deserto nell’arida aria che si respira nelle stanze dell’idiozia e del rancore masturbati.

La verità è che queste persone si sentono talmente inconsistenti che riescono a trovare ragioni di invidia nei confronti di due ragazze rapite da sconosciuti in un paese straniero durante una sanguinosa guerra civile. Vorrebbero che qualcuno li strappasse dalla loro orrida realtà e sono al punto che riuscirebbero a immaginarla come una cosa piacevole, divertente e soddisfacente. E nel frattempo, mentre aspettano il Principe Abdul in sella ad un bazooka, le volpi dicono che l’uva si scopa i jihadisti.

Nella foto, la magia e la fantasia.

Dio è Uno e Trenino

Nel perdurare del clima di attenzione nei confronti della satira del Charlie Hebdo all’indomani della strage del 7 Gennaio, in Italia si è giunti finalmente, anche con argomentazioni di questo tipo, al tasto che ci tocca di più: la presa in giro del cristianesimo. In particolare viene presa a modello la vignetta che trovate sopra.

Vabbè, voi direte, l’Italia è pur sempre quel paese che con l’Art. 403 del Codice Penale punisce con multe da 1000 a 6000 € l’Offesa ad una Confessione Religiosa Mediante Vilipendio di Persone. Ma per fortuna siamo abbastanza disonesti da non applicarlo. In Francia fanno prima: quella legge non esiste. Non vi stupisca poi scoprire che in nessuno dei due ordinamenti esista il reato di Offesa di una Scoperta Scientifica Mediante Vilipendio di Persone.

Suis-Je Charlie?

Non è che noi non vogliamo essere Charlie Hebdo, è che ce lo impediamo, approfittando dei nostri limiti e della nostra pigrizia per pregiudicare in base ad essi le libertà altrui: il caso della vignetta.

Va più o meno bene quando a essere presi per il culo sono i fondamentalisti islamici con il loro dio indisegnabile, ma quando tocca a noi, le cose diventano più delicate e affianco alla libera scelta di dire “quella vignetta non mi piace”, sgomita con certa arroganza chi dice “quella vignetta è brutta, non andava fatta, non è satira.” Ora basterebbe saper usare un minimo questa cosa che adesso voi state usando tanto bene, cioè internet, per scoprire in pochi secondi cosa c’è dietro quella vignetta. Ok, è in francese, per questo ho scritto questo post.

L’Autopsia di Una Rana

“Spiegare una battuta è come sezionare una rana: a nessuno piace e la rana muore”. Ma visto che la rana è già morta, non l’autore, possiamo procedere all’autopsia.

Cominciamo subito col dire, molto scientificamente, che quella vignetta è un capolavoro di irrisione praticamente inarrivabile.

Il numero a cui fa da copertina è del 7 novembre 2012. Il riferimento è al Cardinal Vingt-Trois che, in occasione dell’estensione in Francia del matrimonio civile alle coppie omosessuali e alla possibilità che questi potessero adottare dei bambini, fomentando il coro di fondamentalisti cristiani che a livello di perversione paragonavano le unioni omosessuali agli incesti, si era violentemente scagliato contro la norma sostenendo che in questo modo si sarebbero scatenate delle divisioni sociali e violenze.

Un discorso che non era tanto isolato come si potrebbe pensare, se poche settimane dopo l’opinione del primo vescovo dei cristiani era questa. Un discorso, tra l’altro, che suona molto come malaugurio e vagamente come minaccia.

Ora, a queste parole tanto dure, la vignetta è stata la risposta di Charlie Hebdo: “Mgr Vingt-Trois a trois papas” ovvero, con un gioco di parole sul cognome e uno svelamento retorico sulla dottrina cristiana, sottolineato da un disegno che decontestualizzato prende in giro la faciloneria dell’immaginario sugli omosessuali, fa notare come in realtà “Monsignor Vingt-Trois ha tre padri”: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, i quali si inculano molto beatamente a vicenda.

Questo comporta che sì, fa ridere chi è d’accordo, sì, offende chi è superficiale, sì, sconvolge il pensiero comune, quindi sì, non solo è satira, ma lo è anche di grande efficacia. Alla faccia di Vingt-Trois e delle sue paranoiche apocalissi omosessuali.

Una satira tra l’altro in cui uno spirito veramente libero dovrebbe essere in grado di riconoscere sostanzialmente un atto d’amore.

Pace e bene a tutti.

PS: Il titolo del post è un’idea venuta guardando la vignetta, ma il suo primo utilizzo, riscontrabile facilmente, pur se in contesto diverso, lo si deve a Duccio Battistrada.

Je Suis Charles De Gaulle.

Leggo numerose analisi di persone che stimo sulla strage dello Charlie Hebdo, vertenti principalmente attorno ad un’idea: “Dai su, possiamo dirlo che le vignette erano brutte e offensive, io per esempio con le mie battute sto sempre molto attento a quel che dico e guardatemi, sono ancora vivo!”

Beh, non si può dire altrettanto del tuo spirito.

Fra le tante, non ho letto una sola volta queste semplici considerazioni:

1) Se è vero che le vignette hanno provocato i fanatici, vi siete chiesti cosa abbia provocato le vignette? Altrimenti si ragiona come se chi prende in mano un kalashnikov e uccide 12 persone abbia avuto una reazione razionale di causa-effetto, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo lo faccia perché è un idiota folle incosciente di cattivo gusto.

2) Se è vero che le vignette rappresentavano una forzatura della libertà di espressione, siamo sicuri che nessun’altra forzatura della libertà di espressione abbia il suo peso in questo caso? E non mi riferisco solo ai discorsi deliranti di alcuni integralisti religiosi, ma anche alla libertà di pensiero espressa dall’arte e dalla storia francese in genere. Perché altrimenti sembra che chi stermina gli infedeli agisca perché, poverino, viene da quell’ambiente retrogrado e integralista lì, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo e viene da un ambiente libertario e anarchico sia un coglione provocatore.

3) Se è vero che l’obbiettivo delle vignette era semplicemente l’offesa, perché non ci si chiede se l’offesa potesse essere punita tramite la legge, come avviene per le querele per diffamazione in tutto il mondo, ops, sapete perché? Perché la legge in Francia, proprio la legge, difende il diritto e la libertà di dileggiare ironicamente in ogni modo artistico. È una cosa di cui noi effettivamente non abbiamo idea, là la chiamano satira ed è a disposizione di tutti. Perché altrimenti sembra che chi uccide delle persone che non sono mai andate a cercarlo alla fine non poteva fare altrimenti, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo, beh, avrebbe potuto evitarlo.

Sapete, è utile fare questo esercizio mentale. Vi permette, caso mai, anche di ricordare come negli ultimi 100 anni nessun paese islamico abbia dichiarato per primo guerra ad uno paese occidentale, nessun paese islamico è mai venuto ad espropriare materie prime in un paese occidentale, nessun paese islamico ha sterminato occidentali civili perché non si piegavano alla dittatura dell’imperialismo per poi emarginare i migranti che tentavano di trovare un posto migliore in cui vivere. Tutte cose che la Francia ha fatto nei confronti dell’Algeria. Toh, proprio la nazione d’origine degli attentatori. Ma dai, che strano. E voi ancora a parlare di religione, confronto culturale, libertà di espressione: fuffa.

Dimenticate la Storia coloniale e libertaria, e penserete come un integralista o un imperialista. E soprattutto non farete ridere, semmai sarete ridicoli. A quel punto, altro che Charlie Hebdo, sarete molto più vicini ad essere i fratelli Kouachi, o il generale De Gaulle. Tanto, cazzata per cazzata…

Sopra, rappresentazione fotografica di una divinità.

Rapite e Mazziate

Grazie alla libertà di espressione posso dire che gli insulti alle due ragazze rapite in Siria sono il lamento abominevole prodotto dai neuroni cachettici rimasti nei cervelli asfittici di esseri umani insulsi in cerca di attenzioni miserabili.

Chi se le ricordava più quelle due? Chi è che si ricordava anche solo uno dei loro nomi? Fino ad un paio di giorni fa chi pensava di usare le loro immagini come fossero delle bamboline voodoo per augurargli atroci sofferenze e lenire con questo placebo la propria frustrazione da mentecatti? Io no di certo, anche perché ultimamente ho scoperto che su internet ci sono foto di donne nude, quindi chissenefrega di due ragazze ricoperte dal velo.

Ma è bastata una foto, una semplice foto ha fatto tornare a galla l’astio di quest’estate, come un escremento in un fiume carsico che di caso mediatico in caso mediatico, sfocia in superficie ed esonda sui social network con la sua marea di liquami maleodoranti, grafiche dozzinali, presunta controinformazione e ragionamenti deduttivi da trogloditi basati su paragoni infantili (“E allora i Marò!?” è il nuovo “E allora le foibe!?”). Come se queste due ragazze stessero trepidando in attesa di entrare nelle vostre vite e far parte del rosario dei nomi di chi volete morto che recitate prima di andare a dormire: “Laura Boldrini, Cecilie Kyenge, Greta Ramelli, Vanessa Marzullo, La Rossa della Pubblicità del Grancereale…”

Stamattina ho letto questa notizia: “Ragazze rapite ricevono più minacce dai connazionali che dai rapitori.” Non mi stupirei se a questo punto trasferissero la città della sindrome da Stoccolma ad Aleppo.

Ma a voi loro non interessano veramente. Non ne sapete niente. Non le conoscete. D’altra parte perché dovreste? Ciò che succede loro vi riguarda in quanto semplici esseri umani e basta, quindi, praticamente niente. E se non vi interessano, perché ne parlate? Perché partecipate al gioco al massacro? Voi e io lo sappiamo bene: perché vi sembra che non si parli di voi, e voi avete tanto bisogno di parlare di voi, di essere al centro dell’attenzione. Di partecipare. Il mondo è pieno di persone che vogliono fare i loro soldi sulla vostra sensazione di solitudine, sul lamento abominevole prodotto dai neuroni cachettici rimasti nei vostri cervelli asfittici. Mentre voi avete solo bisogno di prendervi un po’ cura di voi stessi e della vostra immaginazione.

Sapete, ultimamente si è scoperto che su internet ci sono foto di donne nude. Lasciate perdere quelle due ragazze ricoperte dal velo.

 

In foto, l'ignoranza e il mistero.

Nazca

Finora non ho commentato ciò che ha fatto Greenpeace in Perù perché avevo paura che quella merda che gli ha pisciato nel cervello fosse contagiosa in una maniera immane e surreale come l’esibizione di stupidità di cui hanno fatto dono al pianeta.

O forse volevano salvare la Terra che stiamo distruggendo mostrandole i nostri punti deboli:

“Hey Madre Natura! Uragani, vulcani e glaciazioni non basteranno mai! Se ti vuoi veramente liberare di noi, punta il tuo meteorite migliore dritto sulla nostra idiozia: è troppo grande, non puoi sbagliare!”

Ma a ben guardare quella gigantesca scritta gialla qualcosa di utile l’ha fatta…

“Vogliamo sinceramente ringraziare i militanti di Greenpeace che hanno rovinato Nazca per la botta di autostima ricevuta nei confronti di quegli stronzi arroganti sapientoni degli esseri umani.” Firmato: Tutti Gli Altri Esseri Viventi.

Comunque ora che il prezzo al barile è sceso ai minimi storici potrebbero attirare l’attenzione sul loro ecologismo infantile usando il petrolio per disegnare un cazzo gigante sul permafrost dell’Antartide. Ci sarebbe anche lo spazio per presentare al mondo il nuovo slogan:

“Smettetela di inquinare o continueremo a fare altre coglionate!”

Fotomontaggio via Ebola & Gattini.

Negrom

Sarebbe didascalico a questo punto, dopo la frase estrapolata dall’intercettazione di Salvatore Buzzi “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”, creare una grafica o un testo su uno stupefacente di ultima generazione spacciato nelle periferie romane, capace di farti letteralmente scapottare, dimenticare i tuoi problemi e renderti attivo, dinamico, con voglia di fare, di spaccare tutto, chiamato Negrom, che costa pochissimo, veramente una miseria, e lo trovi ovunque, nelle scuole, per strada, nei locali, la notte, di giorno, perfino davanti a certe chiese, ed è illegale ma ampiamente tollerato, e qui sta il bello, perché è capace di farti provare il brivido di una forma di ribellione innocua praticamente senza conseguenze, perfetta per quel bisogno infantile di maledettismo che ti suscita dentro un sistema avanzato pieno di ricchezza, cultura, innovazione e fighe stratosferiche meravigliosamente impegnato a riempirti ogni giorno di calci in faccia fino al punto in cui ti convinci che prenderti a calci in faccia da solo sarebbe un buon modo per sentirsi integrati, ma è fisiologicamente difficile e tra l’altro fa proprio male all’ultimo scampolo di autostima che ti è rimasta attaccata al cazzo, e allora via di Negrom, che cominci con un paio di dosi con gli amici, poi finisci che per il Negrom rubi i soldi dal portafogli dei tuoi genitori, finché non capisci che la cosa migliore da fare sia venderlo il Negrom, e via per le strade a dare il Negrom a destra e a manca, che è una cura miracolosa, e c’è chi col Negrom ci ha fatto fortuna, e se in un vicolo intravedi un tizio riverso per terra che riconosci essere strafatto da come muove le braccia e ti stai allontanando ignorandolo anche un po’ disgustato finché dal vicolo alle tue spalle non giunge una voce che ti chiama per nome e tu la riconosci e ti giri guardando in faccia il tuo amico, e stai per andargli incontro, ma ormai in lui vedi solo il Negrom che gli è entrato talmente in circolo che ormai gli scola da tutti i pori della pelle, e allora ti giri di nuovo, lo lasci indietro, e ti fai di un altro po’ di Negrom, che ne hai proprio voglia, si, certo, sarebbe altamente didascalico, ma quanto fottuto distopico melodramma ci si può inventare alle spalle di un violento razzista povero ignorante di periferia invece di costruirci un impero mafioso per arricchire le tasche di imprenditori stronzi, efferati criminali e politici corrotti.

Immagine tratta dal film Il Pasto Nudo di David Cronenberg.