Una promessa e una promessa

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Al cellulare:

“Ciao, ti ricordi di me?”
“Certo che mi ricordo, come potrei dimenticarti.”
“Eheheh, esagerato.
“Serio.”
“Meno male che non hai cambiato numero.”
“Eh, si! L’unico e il solo.”
“E come stai?”
“Bene, grazie, tu?”
“Bene.”
“Dai, mi fa piacere,”
“Volevo chiederti una cosa.”
“Tutto quello che vuoi.”
“Ti ricordi di quando eravamo fidanzati?”
“Certo, eravamo giovani… e tu eri una meraviglia.”
“Ti ricordi che un giorno mi dicesti: Ti prometto sul mio amore che se a trentacinque anni nessuno dei due si fosse ancora sposato, ci sposeremo insieme?”
“…”
“Oggi è il mio compleanno.”
“Auguri.”
“Grazie.”

In una stanza:

“Come mi lasci?”
“Si, mi spiace.”
“Stai scherzando, dopo sette anni mi lasci così?”
“Si, ti lascio.”
“E perché?”
“Non credo ci sia bisogno che tu lo sappia.”
“Ma è uno scherzo vero?”
“No.”
“Mi dici per favore che cosa sta succedendo?”
“Ho fatto male i calcoli, me ne sono dimenticato, pensavo di farcela, ma ormai è troppo tardi.”
“Ma che cosa stai dicendo?”
“E poi dai, meglio così, in effetti noi non ci amiamo poi tanto.”
“Smettila per favore, cos’hai?”
“Ma si, eravamo sereni, ma felici, dico, felici, non lo siamo mai stati.”
“Ma come?”
“È tutto. Ho finito.”
“Oddio!”
“Addio.”

=

Al telefono:

“Pronto?”
“Pronto, ciao, ti ricordi di me?”
“Oh, ciao, cavolo! Che piacere sentirti!”
“Ricordavo il tuo numero a memoria.”
“Ma dai! Grande!”
“Eh, come stai?”
“Ancora dai miei. Tu?”
“Ti devo chiedere una cosa.”
“Dimmi.”
“Ti ricordi di quando eravamo fidanzati?”
“Certo, eravamo bambini… e tu mi facevi ridere.”
“Ti ricordi che un giorno mi dicesti: Ti prometto sul mio amore che se un giorno un uomo ti farà soffrire da morire basta che me lo dici e lo ucciderò per te?”
“…”
“Sniff!”
“Piangi?”
“Voglio morire.”

Illustrazione di King pritt.

Vorrei che vi rapissero tutti.

GretaVanessaBlue

Non lasciatevi ingannare, l’argomento del giorno non è la reazione del web alla liberazione delle due attiviste, ma la reazione di persone inutili, sconosciute e frustrate davanti a qualcosa che non possono essere che ottiene tutto ciò che non possono avere.

Delle dietrologie che stanno girando in questo periodo, le più interessanti sono senza dubbio quelle che vedono le due attiviste ingrassate rispetto alle foto precedenti la loro partenza, il ché significherebbe aver avuto un trattamento di vitto e alloggio tale da aver messo su delle riserve lipidiche per l’inverno emotivo a cui sarebbero andate incontro una volta tornate in patria, e quella che le vorrebbe autrici di rapporti sessuali consenzienti coi rapitori. Cose che ovviamente potrebbero anche essere vere, come potrebbe anche essere vero che in questi cinque mesi abbiano fatto il giro del mondo sullo yacht di Mariah Carey dedicandosi a riti orgiastici e di sacrificio del proprio mestruo alla dea lunare riflessa nelle audaci scintille della superficie notturna del mare, ma visto che non ci sono motivi per pensarlo l’unica utilità di questa voce messa in giro è stimolare nella mente di persone con l’immaginazione ferma al semaforo verde un tamponamento che li attacchi al claxon della propria inadeguatezza.

Insomma, cosa avrebbero fatto queste due durante il periodo di prigionia? Mangiato e scopato! Ecco che cosa manca ai commentatori dei giornali conservatori online, ecco qual è il solco tracciato del loro nero animo vinilico nel quale fa più rumore mettere e far scivolare il dito. Perché ormai se un italiano pensa al cibo pensa a Cracco che impiatta un brasato di pantera in salsa di pepe himalayano con contorno di peyote e caucciù, poi però guarda la sua dispensa e trova il pane in cassetta dell’Esselunga che nei tre mesi di isolamento a cui è stato sottoposto ha messo su la barba da hipster e si è convinto di essere il Bin Laden che terrorizza la cucina invocando la fame santa in orari chimici. Se l’italiano pensa al sesso invece pensa ad una gangbang hairy interracial di quattro ore con i kalashnikov poggiati agli angoli della stanza e i sensuali nijab di raso nero appallottolati per terra, poi guarda il suo letto e l’unica immagine che gli viene trasmessa come una gif dal cervello riguarda un rapporto della durata di un video di Vine e inquadra l’espressione delusa di una donna imbarazzata che tenta di pulirsi l’ombelico dal suo sperma acerbo.

Cibo e sesso. Mancherebbero in realtà gli squartamenti a cui siamo abituati dalle ventriquattromilasettecentoquindici serie che parlano di casi di omicidio trasmesse nelle prime serate, ma, caso strano, è proprio quello che certe menti ottenebrate invocano proprio per le due attiviste, come a dire: “Se la davate a me questa sceneggiatura la facevo meglio: rapimento, cibo delizioso, sesso sfrenato e sgozzamento. Chiamatemi Tarantino e ditegli che sono un genio!”

Senza dimenticare che le due attiviste hanno la sfortuna di essere donne giovani. E non c’è niente che attiri maggior quantità di colpevolizzazioni dell’essere rappresentanti di quella porzione di umanità capace con la propria mera esistenza di rendere questa vita degna di essere vissuta, a patto, certo, che si sia disposte a rendersi schiave sessuali e a cucinare con umiltà. Il burqa del paternalismo maschilista di cui sono ancora ricoperti dalla testa ai piedi scalpita per non passare di moda e trova le sue nuove trame in status, commenti, grafiche, tweet e post pullulanti fazzoletti appallottolati e rinsecchiti come rose del deserto nell’arida aria che si respira nelle stanze dell’idiozia e del rancore masturbati.

La verità è che queste persone si sentono talmente inconsistenti che riescono a trovare ragioni di invidia nei confronti di due ragazze rapite da sconosciuti in un paese straniero durante una sanguinosa guerra civile. Vorrebbero che qualcuno li strappasse dalla loro orrida realtà e sono al punto che riuscirebbero a immaginarla come una cosa piacevole, divertente e soddisfacente. E nel frattempo, mentre aspettano il Principe Abdul in sella ad un bazooka, le volpi dicono che l’uva si scopa i jihadisti.

Nella foto, la magia e la fantasia.

Tutto Come Sembra

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di Andrea Tabagista Frau

Il mondo era un posto fantastico in cui vivere. Gli abitanti erano sereni e gratificati, e il paesaggio non era da meno. Quei nazisti con la fissa dell’ambiente avevano trasformato il pianeta in una chiazza verde asettica, inquietante, quasi irritante. Gli astronauti daltonici che la guardavano dallo spazio non si perdevano nulla. Lo spettacolo cromatico sembrava uscito dalla RAI del 1950.

La Terra era abitata da ammassi di carne asessuata, empatici come terroristi e sensibili come notebook. Una delle poche qualità dell’essere umano, ossia quella di essere oggettivamente buffo, era scomparsa. Queste forme di vita perfette si rifornivano in distributori automatici di verità assolute: filosofia, religione, politica, questioni private e famigliari, tutto veniva chiarito da questi dispensatori automatici di sicurezze. Il dubbio, l’incertezza e la paura della morte erano svanite.

Pochissime persone insistevano a coltivare il dubbio, come un Eden imperfetto in un paradiso artificiale, come una pianta di mirto in un templio di chirurgia sperimentale.

Per qualche motivo difficile da spiegare, questi esseri umani adoravano la loro condizione di infelicità. I zelanti conservatori del dubbio si erano auto-esiliati in un’isola.

Nella loro isola regnava lo stato di natura; tutti i libri che avevano divorato sull’illuminismo, il socialismo, il liberalismo, la democrazia rappresentativa e diretta, non erano serviti a nulla. Ormai si sarebbero accontentati perfino della morente democrazia parlamentare. Era gente che aveva studiato nelle migliori scuole, ma l’unica legge che vigeva era quella del più forte. Hobbes si faceva quattro risate, portando a spasso il suo lupo all’inferno.

Intanto, nel mondo della felicità artificiale, ogni organizzazione, sindacale, partitica, culturale era naturalmente evaporata. Venivano ricordati con orrore le oceaniche manifestazioni e gli assembramenti umani, in cui gli ego tendevano ad annullarsi. Il ricordo che inquietava di più era semplice: il condividere un ideale o valore con una comunità. Certo, un infelice come chi scrive, avrebbe potuto far notare che, a parte gli auto-esiliati, questi esseri umani condividevano la venerazione della tecnica, nello specifico quella dei distributori di verità assolute. Ma è proprio questa vis polemica a far di me un infelice.

Anche i tabù erano svaniti, l’ultima censura risaliva a secoli fa.

In questo idillio, gli autori satirici, sciacalli che attendevano una tragedia per ricamarci su battute da repertorio, non trovavano posto. Questi profeti del dubbio, operai di una catena di montaggio alimentata dal dolore, pronti a irridere ogni tragedia che non li riguardasse, non avevano motivo d’esistere.

La pace regnava, le ingiustizie, o la percezione di esse, erano scomparse e con loro i tabù sessuali.

La peggior battuta su coprofagia o incesto non destava scandalo, anzi, non destava alcunché. Salò di Pasolini era trasmesso alla stregua dei Teletubbies. Sepolcri imbiancati raccontavano, in circoli esclusivi, al tè delle cinque, storielle licenziose sul Papa che si masturba sugli addominali di Gesù, suore in topless ai raduni delle Femen, sulla Madonna e il bondage, su Maometto che si fa i selfie come Totti, mentre sodomizza un maiale e altre blasfeme amenità. Non esistevano religiosi permalosi, non esistevano proprio religiosi con relativa sensibilità. Non esistevano conservatori o progressisti. L’equilibrio aureo che aveva tenuto il mondo occidentale al riparo del caos era andato in cenere con l’ultima Papessa.

Nauseati dalla noiosa armonia, autori satirici e monologhisti libertari, compirono una serie di attentati per terrorizzare la città e scuotere quel torpore che pareva avesse divorato ogni mente. Migliaia di presunti innocenti perirono e i loro cari piansero con discrezione londinese. L’amministrazione mondiale non abbozzò alcuna reazione anche se, ovviamente, gli unici sospettati erano gli auto-esiliati.

I terroristi, per deformazione professionale, non rinunciavano alla loro indole satirica. Avevano fatto detonare bombe a forma di condom nelle chiese, bambole gonfiabili con il burka, imbottite di tritolo facevano saltare in aria le moschee, nei musei in ricordo della Shoah, ormai deserti e abbandonati, si lasciavano biglietti in cui si consigliava agli ebrei di lasciare l’edificio, l’ultima statua raffigurante il Califfo Al- Baghdadi veniva lapidata con pillole contraccettive esplosive in quanto adultero del genere umano.

Nonostante divampasse l’inferno, la nuova umanità non fece una piega. Nessuno sembrava terrorizzato, se ne stavano tranquilli con il loro aplomb sicuro e inattaccabile. Così i terroristi satirici e gli ultimi pensatori liberi, sfiancati e demotivati rinunciarono alla guerriglia in difesa del libero arbitrio, del conflitto e della sofferenza. Erano stati sconfitti. Ora però volevano capire, così rinunciarono alla loro inutile libertà in cambio della sicurezza e della verità.

Gli ex resistenti si servirono dei distributori automatici che avevano tanto irriso nei loro pamphlet, e finalmente capirono: la vecchia umanità era estinta da secoli, ora l’uomo nuovo era sereno perché cosciente di essere irreale. Tutto era frutto di un racconto di uno di loro che perpetuava l’inganno da chissà quanto tempo. Gli autori satirici lo trovarono e gli chiesero di smettere.

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Versione riveduta e corretta dall'originale del 2008.
Immagini di Stefano Antonucci.

Posizione

ARCHITECTURE

I miei piedi sono lontani
Più di un metro
Dal mio punto di vista
Uno poggia piatto sul pavimento
L’altro è appeso
In fondo alla mia gamba destra
Accavallata come un laccio triangolato
Sull’altra coscia
Alla cui base il mio bacino inclinato
Sorregge il ventre rilassato
Premuto dall’appoggio che vi trova
Perpendicolare al braccio
L’avambraccio sinistro
Che finisce nella mia mano riversa
Sul fianco del costato
Come una conchiglia sulla sabbia
Che sul dorso sostiene il gomito
Dell’altro braccio
Disceso dalla cima della spalla
Prima di risalire verticale
Fino al gufo della mia mano
Fra le cui dita fuma una sigaretta
Della stessa marca
Che compravo quest’estate
Quando oltre quel breve velo
C’erano i suoi movimenti

Ma ora qualcosa è cambiato
E in me.

Disegno di Louise Despont.

Dio è Uno e Trenino

CH

Nel perdurare del clima di attenzione nei confronti della satira del Charlie Hebdo all’indomani della strage del 7 Gennaio, in Italia si è giunti finalmente, anche con argomentazioni di questo tipo, al tasto che ci tocca di più: la presa in giro del cristianesimo. In particolare viene presa a modello la vignetta che trovate sopra.

Vabbè, voi direte, l’Italia è pur sempre quel paese che con l’Art. 403 del Codice Penale punisce con multe da 1000 a 6000 € l’Offesa ad una Confessione Religiosa Mediante Vilipendio di Persone. Ma per fortuna siamo abbastanza disonesti da non applicarlo. In Francia fanno prima: quella legge non esiste. Non vi stupisca poi scoprire che in nessuno dei due ordinamenti esista il reato di Offesa di una Scoperta Scientifica Mediante Vilipendio di Persone.

Suis-Je Charlie?

Non è che noi non vogliamo essere Charlie Hebdo, è che ce lo impediamo, approfittando dei nostri limiti e della nostra pigrizia per pregiudicare in base ad essi le libertà altrui: il caso della vignetta.

Va più o meno bene quando a essere presi per il culo sono i fondamentalisti islamici con il loro dio indisegnabile, ma quando tocca a noi, le cose diventano più delicate e affianco alla libera scelta di dire “quella vignetta non mi piace”, sgomita con certa arroganza chi dice “quella vignetta è brutta, non andava fatta, non è satira.” Ora basterebbe saper usare un minimo questa cosa che adesso voi state usando tanto bene, cioè internet, per scoprire in pochi secondi cosa c’è dietro quella vignetta. Ok, è in francese, per questo ho scritto questo post.

L’Autopsia di Una Rana

“Spiegare una battuta è come sezionare una rana: a nessuno piace e la rana muore”. Ma visto che la rana è già morta, non l’autore, possiamo procedere all’autopsia.

Cominciamo subito col dire, molto scientificamente, che quella vignetta è un capolavoro di irrisione praticamente inarrivabile.

Il numero a cui fa da copertina è del 7 novembre 2012. Il riferimento è al Cardinal Vingt-Trois che, in occasione dell’estensione in Francia del matrimonio civile alle coppie omosessuali e alla possibilità che questi potessero adottare dei bambini, fomentando il coro di fondamentalisti cristiani che a livello di perversione paragonavano le unioni omosessuali agli incesti, si era violentemente scagliato contro la norma sostenendo che in questo modo si sarebbero scatenate delle divisioni sociali e violenze.

Un discorso che non era tanto isolato come si potrebbe pensare, se poche settimane dopo l’opinione del primo vescovo dei cristiani era questa. Un discorso, tra l’altro, che suona molto come malaugurio e vagamente come minaccia.

Ora, a queste parole tanto dure, la vignetta è stata la risposta di Charlie Hebdo: “Mgr Vingt-Trois a trois papas” ovvero, con un gioco di parole sul cognome e uno svelamento retorico sulla dottrina cristiana, sottolineato da un disegno che decontestualizzato prende in giro la faciloneria dell’immaginario sugli omosessuali, fa notare come in realtà “Monsignor Vingt-Trois ha tre padri”: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, i quali si inculano molto beatamente a vicenda.

Questo comporta che sì, fa ridere chi è d’accordo, sì, offende chi è superficiale, sì, sconvolge il pensiero comune, quindi sì, non solo è satira, ma lo è anche di grande efficacia. Alla faccia di Vingt-Trois e delle sue paranoiche apocalissi omosessuali.

Una satira tra l’altro in cui uno spirito veramente libero dovrebbe essere in grado di riconoscere sostanzialmente un atto d’amore.

Pace e bene a tutti.

PS: Il titolo del post è un’idea venuta guardando la vignetta, ma il suo primo utilizzo, riscontrabile facilmente, pur se in contesto diverso, lo si deve a Duccio Battistrada.

Je Suis Charles De Gaulle.

QualeDio

Leggo numerose analisi di persone che stimo sulla strage dello Charlie Hebdo, vertenti principalmente attorno ad un’idea: “Dai su, possiamo dirlo che le vignette erano brutte e offensive, io per esempio con le mie battute sto sempre molto attento a quel che dico e guardatemi, sono ancora vivo!”

Beh, non si può dire altrettanto del tuo spirito.

Fra le tante, non ho letto una sola volta queste semplici considerazioni:

1) Se è vero che le vignette hanno provocato i fanatici, vi siete chiesti cosa abbia provocato le vignette? Altrimenti si ragiona come se chi prende in mano un kalashnikov e uccide 12 persone abbia avuto una reazione razionale di causa-effetto, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo lo faccia perché è un idiota folle incosciente di cattivo gusto.

2) Se è vero che le vignette rappresentavano una forzatura della libertà di espressione, siamo sicuri che nessun’altra forzatura della libertà di espressione abbia il suo peso in questo caso? E non mi riferisco solo ai discorsi deliranti di alcuni integralisti religiosi, ma anche alla libertà di pensiero espressa dall’arte e dalla storia francese in genere. Perché altrimenti sembra che chi stermina gli infedeli agisca perché, poverino, viene da quell’ambiente retrogrado e integralista lì, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo e viene da un ambiente libertario e anarchico sia un coglione provocatore.

3) Se è vero che l’obbiettivo delle vignette era semplicemente l’offesa, perché non ci si chiede se l’offesa potesse essere punita tramite la legge, come avviene per le querele per diffamazione in tutto il mondo, ops, sapete perché? Perché la legge in Francia, proprio la legge, difende il diritto e la libertà di dileggiare ironicamente in ogni modo artistico. È una cosa di cui noi effettivamente non abbiamo idea, là la chiamano satira ed è a disposizione di tutti. Perché altrimenti sembra che chi uccide delle persone che non sono mai andate a cercarlo alla fine non poteva fare altrimenti, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo, beh, avrebbe potuto evitarlo.

Sapete, è utile fare questo esercizio mentale. Vi permette, caso mai, anche di ricordare come negli ultimi 100 anni nessun paese islamico abbia dichiarato per primo guerra ad uno paese occidentale, nessun paese islamico è mai venuto ad espropriare materie prime in un paese occidentale, nessun paese islamico ha sterminato occidentali civili perché non si piegavano alla dittatura dell’imperialismo per poi emarginare i migranti che tentavano di trovare un posto migliore in cui vivere. Tutte cose che la Francia ha fatto nei confronti dell’Algeria. Toh, proprio la nazione d’origine degli attentatori. Ma dai, che strano. E voi ancora a parlare di religione, confronto culturale, libertà di espressione: fuffa.

Dimenticate la Storia coloniale e libertaria, e penserete come un integralista o un imperialista. E soprattutto non farete ridere, semmai sarete ridicoli. A quel punto, altro che Charlie Hebdo, sarete molto più vicini ad essere i fratelli Kouachi, o il generale De Gaulle. Tanto, cazzata per cazzata…

Sopra, rappresentazione fotografica di una divinità.

Rapite e Mazziate

Marzullo&Ramelli

Grazie alla libertà di espressione posso dire che gli insulti alle due ragazze rapite in Siria sono il lamento abominevole prodotto dai neuroni cachettici rimasti nei cervelli asfittici di esseri umani insulsi in cerca di attenzioni miserabili.

Chi se le ricordava più quelle due? Chi è che si ricordava anche solo uno dei loro nomi? Fino ad un paio di giorni fa chi pensava di usare le loro immagini come fossero delle bamboline voodoo per augurargli atroci sofferenze e lenire con questo placebo la propria frustrazione da mentecatti? Io no di certo, anche perché ultimamente ho scoperto che su internet ci sono foto di donne nude, quindi chissenefrega di due ragazze ricoperte dal velo.

Ma è bastata una foto, una semplice foto ha fatto tornare a galla l’astio di quest’estate, come un escremento in un fiume carsico che di caso mediatico in caso mediatico, sfocia in superficie ed esonda sui social network con la sua marea di liquami maleodoranti, grafiche dozzinali, presunta controinformazione e ragionamenti deduttivi da trogloditi basati su paragoni infantili (“E allora i Marò!?” è il nuovo “E allora le foibe!?”). Come se queste due ragazze stessero trepidando in attesa di entrare nelle vostre vite e far parte del rosario dei nomi di chi volete morto che recitate prima di andare a dormire: “Laura Boldrini, Cecilie Kyenge, Greta Ramelli, Vanessa Marzullo, La Rossa della Pubblicità del Grancereale…”

Stamattina ho letto questa notizia: “Ragazze rapite ricevono più minacce dai connazionali che dai rapitori.” Non mi stupirei se a questo punto trasferissero la città della sindrome da Stoccolma ad Aleppo.

Ma a voi loro non interessano veramente. Non ne sapete niente. Non le conoscete. D’altra parte perché dovreste? Ciò che succede loro vi riguarda in quanto semplici esseri umani e basta, quindi, praticamente niente. E se non vi interessano, perché ne parlate? Perché partecipate al gioco al massacro? Voi e io lo sappiamo bene: perché vi sembra che non si parli di voi, e voi avete tanto bisogno di parlare di voi, di essere al centro dell’attenzione. Di partecipare. Il mondo è pieno di persone che vogliono fare i loro soldi sulla vostra sensazione di solitudine, sul lamento abominevole prodotto dai neuroni cachettici rimasti nei vostri cervelli asfittici. Mentre voi avete solo bisogno di prendervi un po’ cura di voi stessi e della vostra immaginazione.

Sapete, ultimamente si è scoperto che su internet ci sono foto di donne nude. Lasciate perdere quelle due ragazze ricoperte dal velo.

 

In foto, l'ignoranza e il mistero.

Techno Performance di Natale

Irrlicht tagliata
Con questa gelida allucinazione di Andrea “Tabagista” Frau inauguriamo Buon Sangue, categoria in cui verranno ospitate le opere di autori stimati e amici.

 

Filippa Lagerback: “Fabio, con noi stasera c’è il professor Zagrebel…”.

Un tizio vestito da babbo natale con una maschera anti-gas entra nello studio brandendo un fucile. La gente urla, cerca di scappare, ma il tizio spara in aria e ordina di star seduti e in silenzio.

Fabio Fazio si nasconde sotto il tavolo.

Il babbo natale piazza uno strano congegno a terra dal quale fuoriesce un gas che immobilizza il pubblico. La camera continua a riprendere. Il tizio prende un foglio dalla tasca e comincia a leggere:

Prima della rinuncia all’umanità, così si chiamò l’avvento dei cyborg, con conseguente estinzione programmata e volontaria del genere umano, non si stava bene. I consumatori raggiungevano una catarsi solo dopo il superamento di livello di un videogioco, dopo la visione di qualche serie tv, la vincita di una scommessa, una vittoriosa lite nel traffico cittadino, o dopo il rinnovo di un contratto di lavoro. I chackra si aprivano e chiudevano come le portine dei centri commerciali.

L’unica forma di resistenza consisteva nel segnalare gli oppressori a Facebook.

Il potere temporale ora è detenuto da un giovane cyborg dai circuiti ancora vergini (il filo della speranza gli è stato ricostruito). Tutti vogliono iscriversi alla sua agenzia che si occupa di creare, curare gli interessi e distruggere un mito. Il cyborg ha il viso di Francesco Fachinetti, il seno di Selvaggia Lucarelli, la pancia flaccida di Matteo Salvini, i nei di Matteo Renzi, il ciuffo brillantinato del brillante Andrea Scanzi, i tatuaggi rassicuranti di Fedez, la fame di Carlo Cracco e il feticismo per i piedi di Giuseppe Cruciani. Il tutto cucito con l’abilità di un infibulatore di un prestigioso atelier.

L’ibrido umano ha il congegno dell’empatia arrugginito. Inizialmente lo ha usato per provare l’orgasmo dei suoi partner occasionali. Ma le sue sensazioni non le condivideva con nessuno per pudore ed egoismo. Ora si è stancato dei suoi orgasmi, figuriamoci di quelli degli altri.

Il cyborg scrive post su Facebook per ogni violento caso di cronaca. Si scaglia contro i sospettati, contro i presunti assassini. I suoi bersagli preferiti sono le madri accusate di aver ucciso il proprio bambino. Egli aspira a esser Dio che fermò la mano di Abramo pronta a uccidere Isacco. Dal social network, il leader invoca punizioni corporali, castighi esemplari e decide, di caso in caso, con un rapido sondaggio, se ricorrere o meno alla pena di morte. Ogni like rafforza il leader, come olio balsamico per i suoi ingranaggi, ogni commento è linfa vitale che rinvigorisce la sua tecno-aura elettronica. Se la presunta infanticida milita nell’agenzia del cyborg, la gogna le viene risparmiata.

Il nuovo Dalai Lama è un calcolatore elettronico. Il governo cinese gli ha permesso di rientrare in Tibet. Il partito comunista cinese lo adora! I monaci tibetani hanno immolato i loro vecchi portatili, gettandoli dall’Everest, per rimpiazzarli con modelli più nuovi. Esso sta la maggior parte del tempo sotto un salice. Segue descrizione lunghissima dell’albero. (Loading…)

L’etereo computer, guida spirituale dei buddisti, ha impiantato dentro di sé un congegno in grado di provocare meccanicamente l’orgasmo. L’applicazione dell’orgasmo artificiale si è inceppata qualche anno fa. Il cyborg provava un orgasmo al minuto: questo annullamento di sé, questo susseguirsi di piccole morti con conseguenti rinascite e reincarnazioni hanno generato un nuovo essere. Il nuovo essere non è più in grado di provare emozioni e sensazioni terrene; piacere, dolore, rabbia, amore, sofferenza, ora, sono a lui sconosciute. I suoi freddi circuiti sono sinapsi ben oliate e le sue azioni scaturiscono da decisioni impulsive e irrazionali.

In un’altra vita sua santità binaria era una transister ma quando cessò l’installazione dei driver ormonali tra gli spiacevoli effetti collaterali si verificò quello di divenire un guru.

La santa e mistica macchina orientale fa parte dell’agenzia del cyborg.

Nel suo post d’insediamento ha scritto:

La terra è un posto stupendo da devastare. Gli esseri umani sono gli hecklers della Creazione. Sono come quel ragazzo americano che scrisse con un pennarello Josh was here sulle rovine del Colosseo a Las Vegas”.

Squarci di conversazione tra robot nella Cagliari di circa 200.000 anni fa. Un robot indossa un sombrero, un costume sardo e degli scarponi da astronauta, l’altro una muta subacquea, una corona di spine e ai piedi delle crocs. Un essere umano legato a un albero suona la cetra creando un sottofondo rilassante per la conversazione, un altro umano spruzza del diserbante per ossigenare i due interlocutori. Tra gli automi va molto di moda indossare delle bombole d’ossigeno a mò di zainetto. La moda tra i giovani cyborg è quella di farsi impiantare finti brufoli sul viso. Tra le tante imperfezioni umane, questa è quella che sembrano invidiare maggiormente. Va di moda anche balbettare, zoppicare, ridere in maniera strana, esser depressi, insonni e bulimici, puzzare, ed esser miope.

“Raga, poscia, vi followo desde un fottio di χρόνος”. “liegen איך!”

“La vostra attitude, eziandio, custa strollichenzia, mi porta a declinare my invitatio para l’apericena, brò, 01000011011010010110000101101111”. “Me ne frego del mood, tupamaros! Chakula Cema, scialla”.
(Seguono grugniti, espettorazioni e strette di mano molto lunghe e coreografiche).

Automobilisti si schiantano con le loro auto d’epoca a 200 km/h per rilassare i robot. Il rumore dello schianto metallico accessoriate di urla disumane sono soavi, pura melodia per loro. I resti di auto e carne umana vengono inseriti nella grande clessidra, monumento comunale all’insensatezza della vita. Quando i resti passano da una sfera di vetro all’altra, lettiera o portacenere di scarti umani e metallici, una musica che potremmo definire techno classica, un Beethoven da rave, esplode per le vie della città. Ciò succede quando i cyborg lo desiderano, circa dieci volte al giorno. Quando ciò accade gli umani, residuali come stock di merce invenduta ormai avariata, cessano di fare qualsiasi cosa e ridono ritualmente a squarciagola con la mano sul petto.

Un uomo vestito da pirata dei cartoni animati e un piccolo chihuahua robot con un finto neo sulla guancia destra girano per le bancarelle. Alla vista di una sciarpa nera infeltrita, il cagnolino esclama: “Per Bush Junior, che kitsch!”

In tutti gli specchi dei bagni viene trasmesso ininterrottamente un unico programma tv: una sorta di Junior Master Chef dell’ingegneria genetica. Nuovi ibridi umani cucinano in una sorta di brodo primordiale e placenta artificiale dei feti umani rinvenuti nei vecchi cimiteri dei feti abortiti. L’ambiziosa missione del programma è quella di cucinare un vero essere umano partendo da pochissimi ingredienti trovati in una mistery box a forma di bara. I giudici sono i primi cyborg, quelli con ben il 14% di organi e tessuti umani. Inutile dire che siano molto pretenziosi, sadici e vanesi come solo un essere umano sa fingere di essere. Ogni 25 dicembre si sparge la voce sia stato clonato il primo essere umano, ma finora è sempre stata una voce destituita da ogni fondamento.

Dialogo tra l’autore e l’agente letterario nell’anno domini 0,00076 pre-estinzione del genere umano:

“Bevi il tuo grog, Michele!”

“Ho paura di guardare negli occhi una persona per più di cinque secondi”.

“E tua moglie?”

“Con lei è diverso. Non temo che possa scoprire il mio segreto. Lei sa bene come sono. Ma gli altri…se solo sapessero”.

Sapessero che hai creato tutto ciò? Tranquillo, non c’è più nessuno che può lamentarsi. La cassetta delle lamentele anonime è in frantumi”.

Se solo durante la rivoluzione francese avessero avuto una cassetta per le lamentele”.

L’avrebbero usata per metterci la tua testa”.

Probabile”.

L’effetto del gas finisce contemporaneamente al racconto. Fazio riemerge dal tavolo. Stringe la mano del tizio babbo natale. Spiega che la performance era concordata. Il pubblico ammaestrato applaude. Una signora anziana, professoressa in pensione chiede scusa per aver avuto un malore. Il presentatore la perdona con grande bontà. Filippa Lagerback bacia l’ospite autore della performance che timidamente dice: “L’ho fatto solo per questo bacio”. Il pubblico sospira dalla tenerezza. Saluti. Dopo di noi la partita dell’Italia under 21. Ma ora pubblicità. Mentre il filmato sfuma si intravede il performer prendere il fucile e spararsi in testa.

di Andrea Tabagista Frau

Immagine estrapolata dalla copertina di Irrlicht
realizzata da Peter Geitner.